Technische Universität München

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I narcotici sono farmaci naturali, sintetici o semisintetici, che si legano ai recettori degli oppiacei per produrre i loro effetti fisiologici. La maggior parte degli oppiacei analgesici attualmente disponibili esercitano i loro effetti analgesici ed avversi soprattutto attraverso i recettori μ degli oppiacei. L'uso clinico degli oppiacei è limitato da gravi effetti collaterali, quali depressione respiratoria e sviluppo di tolleranza nonché di dipendenza sia fisica che psicologica. Il dosaggio eccessivo di oppiacei può dar luogo a una notevole tossicità. Le dosi tossiche e letali dipendono decisamente dalla tolleranza dell'individuo al farmaco. Perciò, la dose consueta assunta da un soggetto dipendente risulterà pericolosa per un non utilizzatore e persino per lo stesso soggetto dipendente dopo diversi giorni di astinenza, a causa della rapida diminuzione della tolleranza. I principali effetti tossici sono depressione respiratoria, coma e morte.
L'apparato respiratorio è il bersaglio più comune delle complicazioni da sovradosaggio di oppiacei. Gli effetti avversi comprendono depressione respiratoria, edema polmonare acuto, broncospasmo, aspirazione del vomito e polmonite da aspirazione. Spesso, il decesso da overdose di oppiacei è dovuto a insufficienza respiratoria.
La respirazione viene controllata dai centri respiratori midollari, con un input periferico dai chemiorecettori e da altre origini. La somministrazione di oppiacei provoca depressione respiratoria in quanto produce inibizione dei chemiorecettori attraverso i recettori μ degli oppiacei e nel midollo attraverso i recettori μ e δ. È stato osservato che, in soggetti sani, l'assunzione di oppiacei provoca riduzione della ventilazione, aumento dei livelli di CO2 a riposo e innalzamento della soglia di CO2. L'effetto sulla respirazione dipende dal tipo di agonista oppiaceo. Ad esempio, in volontari che non avevano mai assunto oppiacei, la morfina e il fentanil (agonisti puri) producevano depressione dose-dipendente della ventilazione minuta, con apnea ad alti livelli di dose. La buprenorfina (agonista parziale) provocava invece depressione respiratoria dose-indipendente, con un limite di soglia nelle dosi più alte. Indipendentemente dal tipo di oppiacei, la depressione respiratoria indotta da questi farmaci induce ipoventilazione e ipossemia. Di conseguenza, possono verificarsi lesioni neurologiche irreversibili che, combinate alla depressione del sistema nervoso centrale, possono avere esiti letali. L'uso concomitante di oppiacei e alcol o benzodiazepine aumenta il rischio di arresto respiratorio. Il glutammato e l'acido gamma amino-butirrico (GABA) sono rispettivamente i principali neurotrasmettitori eccitatori e inibitori che mediano il controllo della respirazione. Ciò spiega gli effetti dell'interazione degli oppiacei con le benzodiazepine e l'alcol. Sia le benzodiazepine che l'alcol facilitano l'effetto inibitorio dei GABA, mentre l'alcol riduce anche l'effetto eccitatorio del glutammato sulla respirazione.
L'overdose da oppiacei può anche indurre edema polmonare non cardiogenico e broncospasmo. L'edema polmonare è un sintomo quasi universale nelle overdosi fatali. Come possibili meccanismi dell'edema polmonare non cardiogenico indotto da oppiacei sono stati suggeriti degli effetti tossici diretti o reazioni anafilattoidi. Gli oppiacei favoriscono il rilascio dell'istamina, che può anche provocare costrizione della muscolatura liscia bronchiale e indurre broncospasmo nonché aggravamento dell'asma. Inoltre, gli oppiacei possono attraversare la placenta e diffondersi nel latte materno. Di conseguenza, nei bambini nati da madri con dipendenza da oppiacei può verificarsi una depressione respiratoria neonatale.
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